8.ix.2015 - RICETTA BUTTERO

«Ogni azienda ha la sua ricetta per stare sul mercato». La frase di Luca Sani, titolare del calzaturificio Buttero di Stabbia, nell'Empolese, arriva quasi di sfuggita mentre saluta due danesi di Copenhagen, proprietari di una boutique di abbigliamento e calzature «che non si vedevano in fiera da tempo» e, contemporaneamente tiene d'occhio il tavolo delle trattative all'interno dello stand a cui sono seduti tre clienti: un tedesco, un romano e un giapponese. La sua ricetta è fare i passi in base alle gambe che ha, ma cercando d'intercettare i gusti di chi può permettersi di spendere. Come la Corea e il Giappone, dove ha tre negozi monomarca (Seul, Osaka e Tokyo), oltre a quello di Milano. «Facciamo volumi ridotti, circa 350 scarpe al giorno - racconta Sani, la cui linea di produzione è famosa per gli stivali, ma anche per le sneaker in vacchetta conciata al vegetale, materiale che tanto piace proprio a Seul e Tokyo - La nostra produzione è al 60% per il nostro marchio e il resto per griffe, ma con cui abbiamo un Dna simile. E non rinunciamo alle nostre caratteristiche». In questa maniera Buttero resiste alla crisi con un fatturato stabile da quattro anni.